Che Ilaria Salis meriti di essere trattata nel rispetto dei diritti umani è pacifico. Anche se detenuta. Anche se appartenente a un’area politica opposta. Anche se detenuta in un paese di un Governo politicamente affine. Anche se davvero autrice del crimine del quale è accusata. Ed essendo una cittadina italiana la nostra diplomazia deve attivarsi per assicurarsi che questa condizione venga rispettata.

Quel che deve farci riflettere tuttavia è l’opera di santificazione della Salis messa in atto dalla sinistra che ha deciso di usare questo caso contro il Governo con obiettivi che possono essere, sospetto, molto più politici che umanitari.

Ilaria Salis è in carcere in Ungheria non perché prigioniera politica, ma perché accusata di far parte di un’organizzazione criminale che organizza spedizioni punitive a fini politici massacrando le vittime a sprangate in testa. Un’accusa grave. Vera, falsa non tocca a noi stabilirlo, ma alla magistratura ungherese. Alla nostra diplomazia tocca assicurarsi però che ciò avvenga a seguito di un processo giusto.

Lo stesso processo giusto che avremmo dovuto subire, ad esempio, tutti gli assassini degli anni di piombo e che invece sono rimasti e continuano a essere impuniti con la protezione di Governi stranieri. Vedi Francia.

Eppure non abbiamo mai visto la stessa sinistra sbracciarsi per rivendicare la stessa giustizia con questi governi. Anche quando loro gemelli politici.

Ecco perché mi chiedo se l’obiettivo della sinistra nell’alimentare questo dibattito non sia tanto assicurarsi che la Salis abbia un processo giusto, bensì di fare della militante di estrema sinistra una martire dei governi pseudofascisti.

La polemica è infatti sul fatto che Ilaria Salis sia tenuta in carcere preventivo ormai da diversi mesi e che questa permanenza carceraria avvenga in condizioni da lei definite disumane, quasi facendo intendere che ci sia un accanimento nei confronti dell’italiana perché militante di sinistra, mentre invece si trova nelle stesse condizioni vissute da qualsiasi altro detenuto nelle carceri ungheresi. Che effettivamente possono essere disumane, questo io non lo so, ma allora il dibattito dovrebbe essere sul giudizio relativo al sistema giudiziario e detentivo ungherese.

Peccato che negli stessi giorni in cui commentavamo la foto della Salis in manette e cavigliere, negli Stati Uniti un detenuto veniva condannato a morte tramite la crudele pratica dell’inalazione di azoto puro. Pratica che può provocare morte da soffocamento dopo indicibili sofferenze. Caso molto più disumano, ma passato sotto silenzio. Così come archiviato è già il caso di Beniamino Zuccheddu, liberato dopo 32 anni passati in carcere nonostante fosse innocente. E stiamo parlando di qualcosa successo non in Ungheria o Stati Uniti bensì in Italia.

D’altronde è la stessa Corte europea dei diritti umani, ma anche Ong tanto care alla sinistra come Amnesty International, a dirci che la giustizia malata e le condizioni disumane delle carceri sono un problema che riguarda non l’Ungheria ma gran parte d’Europa. Italia inclusa.

Eppure la sinistra questo tema non lo sta sollevando proprio.

Allora mi giunge il sospetto che questa polemica possa avere un altro obiettivo: attaccare Orban per provocare una crisi diplomatica con Giorgia Meloni e ostacolarne la cooperazione politica. Una cooperazione che, ad esempio, come paventato dai stessi media italiani potrebbe consentire nella prossima legislatura europea alle destre conservatrici guidate da Giorgia Meloni di sovvertire gli equilibri di potenza a Bruxelles, addirittura scavalcando Macron e diventando la terza forza del Parlamento Europeo.

Vincenzo Sofo